venerdì 23 dicembre 2011

L'altro turismo delle SPA.

Fin ora vi ho raccontato un turismo estremo, fatto di luoghi, località sconosciute e accessibili tutto sommato ai più.
Ora mi tuffo nel concetto di spa. Un turismo fatto di tanti piccoli elementi come una foto divisa in pixel che formano un tutt’uno perfetto, che produce utili. Un lato del turismo che non tutti conoscono e non tutti possono permettersi, e che quindi questa rubrica deve raccontare.
Oltre alle s.p.a. dei villaggi turistici, dei tour operator, degli alberghi abbiamo SPA che sono dietro ogni angolo, spuntano, lavorano, producono anche se molte se ne stanno accorgendo solo ora.
Distribuiscono utili. Voltano il nostro modo di vivere e creano bisogni che prima non avevamo.
Il segreto di un prodotto di successo è proprio questo, creare bisogni che prima non c’erano, inducendoci ad acquistare qualcosa di cui potremmo anche fare a meno.
Il piccolo centro sotto casa può essere una s.r.l., ma è una spa… il grosso centro termale fuori porta può essere una s.p.a. ma non una spa…. Che confusione!
Il sunto è che oggi viviamo di corsa, in crisi, è Natale tra un po’. Il benessere è un lusso. La salute anche.
L’analogia e la confusione per i più è dietro l’angolo tra s.p.a. e SPA.
Il caro capitalismo fatto di s.p.a., di società per azioni per intenderci, che sta affondando il mondo a noi non interessa.

Le SPA, le Salus Per Aquam, stanno risollevando il mondo del turismo, o almeno l’umore di chi le frequenta e di chi ci ha creato s.p.a..
Ma dove nasce questo bisogno di spa……? Credo principalmente nella mente del cittadino inscatolato in automobile, ogni giorno, tutti i giorni.
Sono costose, sono per pochi, ma non sono “la Gina sotto casa”, (le s.r.l.), intendiamoci (come diceva il mio caro prof. fiorentino riferendosi all’estetista di quartiere)! Ma cosa hanno di straordinario queste strutture ovattate che promettono “ringiovanimento” e benessere psicofisico? Sicuramente che quando entri cadi dalle nuvole… “Gradisce uno schiatsu o magari un hot stone?” “Oggi potrebbe provare un lomi lomi o magari, se preferisce qualche trattamento ayuerveda” “ I nostri operatori sono i migliori nei massaggi californiani e svedesi..”. “Abbiamo una doccia emozionale sensazionale…. un bagno turco da provare e un percorso estrusco che trova solo qui”. Spaesati, tutti!
Almeno la prima volta è come fare il giro del mondo in due minuti. Tutto sommato un nuovo viaggio, anche nuove culture da scoprire.
Un viaggio fatto di nuovi termini, orientali e non, colmo della parola trattamento e inondato di profumi e sensazioni. Con culture che si mischiano e orizzonti che si aprono. Sicuramente speciale.
Rinasci: ti vendono un’insieme di elementi che toccano i 5 sensi senza che tu te ne accorga se non quando sei sul divano di casa tua a cambiar canale con il telecomando.
Quando entri in cabina (cabina?) sei pronto a immergenti in te stesso, a pensare solo che tra 50 minuti sarai come nuovo.
Un mix di colori, profumi e mani magiche che diventano un’assuefazione di sensazioni a cui non potrai mai più rinunciare.
Le calde mani di un professionista di avvolgono, le impurità (qualunque esse siano) le abbandoni in quella stanza. Il caldo sapore degli olii essenziali ti risvegliano la mente.
Ti coccolano, dicono. Ed è assolutamente così.
Mi sono chiesto però…. Saranno posti per allocentric tourist? Stiamo attenti.
Ci sono delle SPA, artificiali o naturali che davvero ti fanno sentire fuori dal mondo per qualche ora e potrebbero convincere anche il più estremo dei turisti con zaino in spalla.
E dove l’alloncetric potrebbe anche sentirsi a suo agio. Sono convinto che la scoperta non è solo territorio, ma anche sensazioni, novità, culture nuove che qui ci sono è come.
Se a ciò aggiungete che spesso troverete massaggi personalizzati a seconda del massaggiatore il gioco per l’allocentric diventa interessante.
Questo perché in India, patria dell’Ayuerveda, ogni persona sviluppa un suo modo di massaggiare differente e che solo lui sa fare, personalizza.
Si generano migliaia e migliaia di trattamenti differenti…migliaia e migliaia di proposte differenti che è difficile scegliere e descrivere.
Al Le Fay sul Lago di Garda, ad esempio, nuoti in piscina ed è come se lo stessi facendo nel lago. Puoi tornare indietro nel tempo scegliendo di farti coccolare in una cabina greca, oppure romana. Puoi andare in un ambiente lunare immergendoti in un bagno salino…

Al Grotta Giusti Natural Spa Resort, a Monsummano Terme, invece, puoi esplorare una Grotta Naturale che ti da la sensazione di scendere nell’Inferno Dantesco su tre livelli tra Laghi del Limbo. Nel frattempo però stai facendo un bagno turco… vivi una racconto e stai bene con te stesso.
All’Alpine Dolomites, in Alto Adige, ti permettono di vivere h24 ecosostenibile, tutto ciò che fai è pro-natura, tra la neve per lo più. All’interno ti sembra che anche l’aria che consumi non si trasformi in anidride carbonica.
A Merano, alle famose terme, puoi scegliere se fare un bagno al vino oppure al fieno, curarti, rilassarti, depurarti o rigenerarti….
Infine, se vuoi esagerare, entra nel sito web dell’Orso Grigio, e già da li capisci che forse la Gina sotto casa può anche bastare… perché prenotare una villa non è proprio per mortali.
Ma il turista lo si fa anche così, costruendosi un sogno di qualcosa che prima o poi può anche realizzarsi. La chiamiamo aspettativa…
Roba da ricchi a volte, anche se molti dei trattamenti sono convenzionati con l’Asl e puoi prenderti cura di te prendendo Ryanair.
Dopo averle girate tutte queste strutture (magari dopo una vita intera), non solo ti sentirai meglio, ma avrei scoperto che essere turista significa anche prendersi cura di se, nella mente e nel corpo. Pensateci….
Forse ho esagerato, ma per Natale vi ho voluto regalare dei sogni… Auguri!

mercoledì 23 novembre 2011

Nel borgo di Quaglietta dove scoprirsi padroni dell'Irpinia

pubblicato su Selacapo.net


Ritorniamo alla nostra amata Irpinia, cercando di ingoiare una pillola digeribile che possa permetterci di vivere fino alla prossima destinazione europea.

In Irpinia ci entriamo da ovest… oggi non a caso. Al confine con la Provincia di Salerno nel borgo di Quaglietta, in un mosaico di case appiccicato ad una roccia, baluardo dell’Alta Irpinia ben visibile da ogni angolo tu lo voglia ammirare. Il borgo e il suo mistero ti rapiscono infatti da lontano, mentre tranquillamente viaggi verso l’interno est irpino o verso l’ampio ovest, su una strada a scorrimento veloce.
Un borgo nato per proteggere, apparentemente inespugnabile, che noi violeremo ripercorrendone tutte le varie tessere dei mosaico che l’uomo ha composto nei secoli per crearlo.
Le tessere sembrano estremamente instabili, con alla base una fonte d’acqua dalla quale Quaglietta prende il nome, e sono poggiate su una roccia che attraversata da la sensazione di immergersi nella fonte sottostante e uscirne differenti, quasi avesse proprietà miracolose. Sono incastonate da ingegneri del tempo in modo irregolare, guidati solo dalla legge fisica della sopravvivenza che quella fortezza assicurava.
All’ingresso ti senti già coperto di case, le tessere del mosaico appunto, che dopo aver attraversato una stradina che ti porta all’ingresso non immagini che possano essere così maestose. La perfezione degli ingegneri del tempo è evidente da questa nuova prospettiva.
Lo stemma del paesello ti accoglie e ti invita ad entrare, bianco e innocente sotto un porticato in pietre. Una quaglia, che non è l’origine del nome del paese (è semplice l’analogia), è lì a terra a cinguettare consigliando che tutto sommato puoi affrontare il viaggio nel tempo con molta serenità. Le tre torri presenti inoltre contribuiscono a creare aspettativa.
Dopo averle viste sei pronto ad entrare nel Medioevo. A cercare di espugnare la fortezza difesa da chissà cosa, e che difendeva chissà cosa.
Inizia la tua personale scalata alla torre che si dice sia protetta da un serpente… che probabilmente non c’è, ma che una leggenda ci racconta abbeverarsi allungandosi dalla cima del borgo fino alla fonte d’acqua vicina del Cantariello.
Prova a salire e forse alla fine il serpente ti farà entrare…
Mentre risali le stradine rivivi i tempi rosei che furono del borgo, quando macellai e fornai coloravano di odori quei vicoli, quando urla di bambini riempivano le piccole piazze e anziane affacciate ai balconi preparavano ravioli allo zenzifero. Vicoli oggi preda solo di sensazioni da riportare alla luce durante un giorno di riscoperta della storia.
Il serpente non scende a rovinarvi la giornata e si gode, dall’alto della torre vegliando sempre sul tuo cammino, la tua ammirazione nel contemplare il suo mondo.
A metà strada riesci a rivedere elementi dei padroni che furono, archi maestosi sovrastati da stemmi che sembrano voler ancora rivendicare il potere di un tempo, ma che ormai la storia ci ha consegnati sbiaditi e degni solo di pochi sguardi ammirati. Ad attirare la tua attenzione è la cima della torre, alta 8 metri e così piccola da lontano. Dove forse ti attende qualcuno o qualcosa.
La scoperta della cima è faticosa, ma l’entrata nella parte nobile del borgo ripaga della fatica: cuori scolpiti nella roccia parlano d’amori vissuti, maestose mura di prigionieri rinchiusi, fontane e cortili di cavalli e cavalieri ammaestrati, segni di vita passata.
Il Medioevo è qui. Il serpente ti lascia fare.
L’altare al centro del complesso in cima racconta di quanto importante fosse vivere anche aldilà del mondo terreno e l’obiettivo di raggiungere la torre ormai è a portata di mano. La cappelletta appena visibile nei suoi ultimi resti veglia su di te. Il serpente non si è fatto vivo e tu soddisfatto, affacciato ad uno dei tre finestroni in alto, hai per un attimo la sensazione di essere il padrone della valle.
Qua su l’immaginazione tra il vento è incontrollabile, il fiume sottostante nella tua mente si ingrossa, diventa navigabile. I saraceni sono all’orizzonte e li vedi avvicinarsi in barca mentre i tuoi fedeli prodi preparano oli bollenti, frecce da scaraventargli addosso nascosti tra i merletti appena ricostruiti dalla modernità.
La torre alla tua destra è sicura di se e il serpente resta buono nella legenda, lasciandoti vivere a pieno la sua fortezza. Qui su il mosaico appena attraversato lo senti che deve essere protetto, dai saraceni che vogliono assediarlo, ma soprattutto da chi vuole rendendolo inutilizzabile per le future generazioni. La scalata ti ha reso inconsapevolmente padrone dell’Irpinia e di questa fortezza, che da oggi in poi proteggerai senza rendertene conto, con o senza il serpente a far la guardia, ambasciatore in patria del più grande borgo dell’Alta Irpinia.

domenica 6 novembre 2011

Turismo e sviluppo. "L'albergo diffuso".



Sabato a Calabritto si è iniziato a parlare di un termine molto utilizzato nel Nord e Centro Italia, in un convegno dal titolo “L’Albergo diffuso” a cui erano presenti notevoli relatori ed esperti in materia turistica. Tutto perchè il Borgo di Quaglietta, che sta per essere completamente ristrutturato, sotto differenti punti di vista presenta le caratteristiche per diventare un albergo diffuso importante per tutte le aree interne dell’Irpinia, con una capacità ricettiva di circa 100 posti letto e degli elementi strutturali che ben si prestano a questa tipologia di attività.
Queste strutture non sono una novità, ma una realtà consolidata già presente e funzionante in Friuli, Umbria e nelle Marche, spesso inserite in borghi spopolati. Ma cos’è un albergo diffuso? Giancarlo Dall’Ara, professore espertissimo della materia, lo definisce «un esercizio ricettivo situato in un centro storico caratterizzato da una comunità viva, dislocato in più stabili vicini tra di loro, con gestione unitaria in grado di offrire servizi alberghieri a tutti gli ospiti». Quindi un ristretto numero di case distanti tra di loro pochi metri, magari in un bel borgo, con tutti i servizi offerti da un albergo, ma con una differenza: la gestione dei servizi stessi deve essere dei cittadini, quasi come se un paese ospitasse un amico.
Nella sala del convegno si è parlato delle caratteristiche necessarie per rendere un borgo un albergo diffuso di successo. Tralasciando le caratteristiche tecniche e architettoniche che a Quaglietta e in altri luoghi irpini ci sono tutte, i relatori hanno sottolineato che l’elemento principale che rende un albergo diffuso eccellente è il concetto di accoglienza fortemente legata al territorio, dove tutti si prodigano per fornire gli stessi servizi di un albergo all’interno di un paese. Dove tutto richiama al territorio, dal caffè al pranzo, all’arredamento, fino alle chiacchiere scambiate in piazza.  L’albergo diffuso, infatti, è proprio una struttura complessa che ingloba al suo interno non solo i servizi di pernottamento, ma anche l’insieme dei servizi che il singolo cittadino residente usufruisce quotidianamente, dal bar all’edicola, a tutti i luoghi pubblici del paese.
Allora la difficoltà di gestire un “turista da albergo diffuso” è molto alta. Questo perché gli ospiti di questa tipologia di strutture non cercano elementi di grande attrattività (come il Colosseo ad esempio), ma vogliono un’esperienza diversa che gli permetta di vivere a pieno una località, vogliono fare esperienza del luogo, essere quasi dei residenti e trattati come tali. Un albergo diffuso deve essere quindi capace di trasmettere questo, di essere albergo e casa, dove da un lato i servizi di un albergo non sono negati, quali colazione in camera, ristorazione, pulizia ecc, e dall’altro sono presenti tutta una serie di servizi che la comunità offre al turista insieme al residente.

La piazza di Quaglietta
Ed è proprio questa la difficoltà: il territorio va coinvolto attraverso una serie di azioni che lo rendano consapevole di questo. Va creata una cultura dell’accoglienza che non faccia vedere il turista come un turista, ma come un residente appunto.
E l’Irpinia può essere maestra in questo, Quaglietta e il suo Borgo anche. Siamo una terra che presenta tutte le caratteristiche necessarie allo sviluppo di questa tipologia di attività non solo a Quaglietta. Siamo territori martoriati dal fenomeno dell’emigrazione dove nel post terremoto c’è  stata una ricostruzione che ha portato alla realizzazione di numerose strutture, che oggi sono vuote e spesso di proprietà comunale, in tanti paesi e tanti centri storici. Riconvertirle a camere di albergo non sarebbe difficile. Abbiamo tanti borghi splendidamente ricostruiti, fruibili e unici. Inoltre siamo un popolo con l’innata capacità di accogliere e far sentire a proprio agio chiunque, che facilmente sarebbe capace di integrare questa tipologia di turista rurale. E allora Caposele, Rocca San Felice, Sant’Angelo dei Lombardi, Gesualdo, Torella dei Lombardi, Castelvetere, Volturara, Bagnoli Irpino, Bisaccia, e tanti altri, potrebbero essere tanti alberghi diffusi, alcuni lo sono già. Magari una rete di alberghi diffusi irpini.
Ma ritornando a Quaglietta e al suo Borgo, durante l’incontro l’Amministrazione Comunale si poneva il problema della gestione della struttura che indubbiamente è complessa. Ci si chiedeva se affidarla a mani di imprenditori esperti con esperienza alle spalle, o magari a giovani del posto. Il sindaco poneva proprio questa questione e cercava soluzioni tra i relatori, i quali non hanno dato una soluzione diretta e tecnica al problema, ma hanno sottolineato e fatto intendere com’è fondamentale che la gestione resti al territorio, per evitare che la comunità si senta sottratta di un proprio bene e che quindi venga meno l’elemento fondante di un albergo diffuso, quale il legame con il territorio. E quanto sia allo stesso tempo importante affidarlo anche a chi della materia ne conosce i segreti.
E allora non è difficile capire che quando ci sarà il bando di gara ogni tipo di clientilismo dovrà essere lasciato a casa e che le comunità di Quaglietta e Calabritto dovranno essere coinvolte, ma anche che a capo ci dovrà essere una persona che non è del posto ma che sia però irpino. La migliore soluzione dovrà prevedere sicuramente una regolamentazione del rapporto pubblico-privato ottimale, con l’individuazione di una serie di paletti che limitino lo sfruttamento incontrollato del Borgo da parte di chi per sua natura punta al profitto. La forma della cooperativa formata da giovani del posto che conoscono tradizioni e territorio sembra quindi l’ideale, con all’interno alcune professionalità, esperienze e studi nel settore che necessariamente dovranno esserci.  L’organismo gestore dove impegnarsi a instaurare degli accordi commerciali con tour operator che operano in questo ramo e creare una serie di pacchetti turistici che includano prodotti tipici e esperienze vere, luoghi e visite non solo a Quaglietta, ma ovviamente in tutto il territorio irpino.
L’appoggio delle istituzioni dovrà necessariamente esserci a prescindere dal colore politico. Questo perchè la manutenzione per i primi anni non potrà essere a carico completo del gestore e tutti i servizi pubblici di decoro e pulizia dell’urbano dovranno essere curati al meglio. Per garantire programmazione l’affidamento non dovrebbe essere inferiore ad un periodo di almeno 10 anni e non dovrà prevedere canoni di affitto, anzi agevolazioni per chi volesse insieme al gestore, entrare nel Borgo per inserire un’attività tipiche del luogo (es. locali gratuiti). In seguito alla fase di avviamento, un diritto di prelazione sulla gestione dovrà necessariamente essere previsto al vecchio gestore in fase di scadenza. Nessun privato altrimenti farebbe offerte per gestire un qualcosa su cui non poter programmare. Il concetto di programmazione infatti è centrale. Chi vorrà aspirare a gestire un progetto di questo tipo dovrà avere ben chiaro in mente cosa vuole fare e dove vuole arrivare.
Quindi, aldilà degli aspetti meramente tecnici e di forma, dovrà esserci anche la presentazione di un business plan e di una progettazione che individui l’insieme delle azioni che il gestore vorrà attuare nel borgo e nella comunità. In tal modo il pubblico potrà valutare costantemente i progressi e gli step da seguire e confrontare i risultati previsti con quelli ottenuti nel tempo. Si dovrà capire bene dal progetto o dal business plan cosa il gestore vorrà fare della struttura nei successivi dieci o venti anni. La promozione dovrà essere affidata completamente al gestore, che insieme con la Proloco potrà creare le opportune attività di promozione dei prodotti tipici e tutte le idonee azioni di marketing sull’intero territorio irpino. Infine, fin da subito, la popolazione dovrà essere coinvolta, formata e informata dall’opportunità che ha, delle potenzialità e delle energie necessarie affinché il Borgo possa essere il centro della vita di Quaglietta e dell’Irpinia con l’obiettivo di creare per il turista un ambiente reale e non finto che lo faccia sentire a casa ed in una grande famiglia. Perché chi va in un albergo diffuso cerca proprio questo, lontano dalla logica e il mito dei grandi numeri, che non sempre portano vantaggi e redditività come spesso si crede.

venerdì 28 ottobre 2011

Malati di mondo, contagiati ingoiando pillole.


“E’ ora di ricominciare” mi sono detto dopo mesi di impegni e inattività narrativa…. Ricominciare a viaggiare tra l’Europa e l’Irpinia per invitare i nostri lettori a riflettere su fatto che il mondo è essenzialmente piccolo e che esserne malati tuttavia è un bene.
Ora però non starò qui a raccontarvi un’altra località magari affossando Bucarest con un solo est…, voglio ricominciare deliziandovi su temi differenti, perché credo sia utile per tutti voi riconoscere i sintomi della necessità di viaggiare, conoscere chi ha creato tutto ciò, cosa si prova a vivere qualcosa di intangibile e le sensazioni che ti avvolgono nel post. Ma soprattutto quando il viaggio diventa una malattia….
Scoprire località, infatti, è come essere contagiati da un virus. Le pillole che prendi rappresentano gli elementi del viaggio e ogni nuova pillola una sensazione da riprovare.
Chi viaggia lo fa sostanzialmente per due motivi: per lavoro o per svago, per leisure direbbero i tecnici. Noi lavoriamo su chi si ammala di mondo… appunto quest’ultimi. Noi, operatori o medici del turismo, ci lavoriamo con questa malattia.
Il viaggio inizia sempre con delle pagine bianche…. Vuote e costituire solo di prospettive che non conosciamo e che prevedono la sensazione di riempirle con qualcosa che non vediamo, che è bianco, appunto. Candido e immaginato pronto ad essere colorato.
La nascita e lo sviluppo del bisogno del viaggio è quindi la prima pagina di un diario che vuole solo essere riempito di colori, parole che noi abbiamo ben in mente. Chi sente questa necessità la avverte dentro, oppure qualcuno ve la ficca, andando a regalarvi quella prima pagina bianca attraverso un’esperienza, un racconto, una pazzia vissuta.
A quel punto, ogni buon leisure che si rispetti colora la seconda pagina di rosso, fatta di motivazione, forte e intensa, che tu vuoi necessariamente soddisfare come fossi un vampiro assetato di sangue… caldo e rosso appunto.
La motivazione è il primo sintomo della psicologia inversa del viaggio: più ingoi pillole, più ti ammali.
Quella malattia che all’inizio combatti con pillole di sicurezza fatte dalla tua camera da letto, di pasti caldi della famiglia, di spaghetti e pizza comuni nella tua vita. Queste pillole ti aiutano a non far avanzare la malattia, l’antidolorifico per un virus che non muore ma che costantemente resta. E tu, nella pagina rossa del tuo diario ormai lo hai scritto….. di essere stato contagiato.
A quel punto il virus che hai provato a combattere a suon di pillole ti invita a riempire le pagine colorate del tuo diario e controllando la tua mente, ti porta a pensare che è ora di provare un’altra medicina, risolutiva magari. Una pillola di un altro paese, che non sia fatta di spaghetti, ma magari di tortillas… la malattia però non riesci a combatterla, ti rendi conto che le pillole forse non sono l’antidoto. Nonostante ciò cerchi disperatamente nuove pillole che possano aiutarti a ritornare alla tua pagina bianca, ma ormai sei pronto a colorare il tuo diario di tante pagine verdi…. quelle dei viaggi: sei malato davvero a quel punto.
Riesci ad avere un lieve sollievo dal male solo dopo che hai provato differenti pillole, quando hai l’illusione, dopo l’ennesima ricerca disperata di soluzione alla tua malattia di esser guarito: è la soddisfazione di essere riuscito a provare qualcosa di nuovo, differente dalla solita pillola antidolorifica.
Quella soddisfazione allevia per breve tempo la tua malattia di mondo, ma inevitabilmente, il virus che ti ha contagiato è in te e ti spinge nella ricerca della prossima pillola, che magari, pensi, ti può guarire. Ma non è così. Cercherai sempre pillole differenti non guarendo mai….. una volta contagiato di mondo.
La pillola della soddisfazione è successiva alla pillola della motivazione infatti: quanto più grande è stata l’aspettativa, tanto più grande sarà la soddisfazione nel aver realizzato il tuo viaggio e ingoiato quella pillola.
Il diario della tua malattia poi si riempie di un’ultima pagina nera, fatta di quella sensazione che ogni malato di mondo ha quando torna ai propri spaghetti, è li che pensi che le pillole di casa propria basteranno per tenere buono il virus per un po’: sono le pillole della solitudine del dopo.
Ma prima o poi il virus ritornerà a chiederti di ricercare un’altra pillola, e invitarti a riscrivere le pagine verdi del tuo diario, quelle che ognuno di noi per guarire dalla malattia dovrebbe avere con se.
Essere malati di mondo comporta che ad un certo punto non puoi non curarti e le pillole che trovi in giro sono l’unico modo per farlo… e quindi rinasce la motivazione, pagina rossa. E riparti verso nuove pillole, nell’affannosa ricerca della guarigione dalla malattia di mondo semplicemente non guarendo mai…. Pensateci se non è così!

mercoledì 6 luglio 2011

Sul cucuzzolo dell'Irpinia d'Oriente... a Cairano.

pubblicato su Selacapo.net
Una linea sottile immaginaria collega l’orlo del precipizio europeo al nostro prossimo punto dell’Irpinia, oggi d’Oriente.
Dalle Aran a Cairano il balzo è sempre “breve” usando la mente di chi viaggia, ovviamente. Per un viaggiatore, infatti, le distanze non esistono.
Il collegamento è dato da una linea sottile colorata di verde lunga 3000 km, una linea immaginaria che si crea all’interno della mente del viaggiatore quando si trova davanti allo spettacolo delle nature incontaminate caratteristiche comuni di questi luoghi, dove l’atmosfera colora i pensieri di chi vive quel momento.
Cairano in Irpinia è un paese inesistente nell’immaginario del turista comune, ma per il turista allocentric è una scalata alle emozioni del viaggio dove l’arrivo regala un’affacciata sulla terrazza naturale più spettacolare dell’Irpinia.
Siamo sempre qui per questo, per portarvi a scoprire luoghi Irpini dove non andreste mai, ma che vivere è una necessità.
A Cairano, come alle Aran, le sensazioni fanno il tuo viaggio.
La scalata al cucuzzolo ti porta in luoghi che sono la sintesi di scorci di vita vissuta ai lati di una natura che rende l’atmosfera irreale.
Le cantine abbandonate che ritrovi immediatamente dietro al centro ti rinviano a pensare che quella era una comunità viva che il progresso sta portando via…. Ma il cucuzzolo è in alto che ti guarda sfidandoti, fiero di se.
Allora accogli la sfida e ti poni in competizione, la voglia conoscerlo e scoprirlo diventa esigenza.
Ti sposti nella piccola e accogliente piazza IV novembre, protetta dalla chiesa di San Leone, raccolta e potente, dove inizi a pregustare pezzi d’Irpinia ricoperta dalle pale eoliche delle due Bisaccia.
Il cucuzzolo è vicino…. e il tintinnio delle campane accompagnata la tua scalata scandendo il tempo che qui non passa mai, ritma i tuoi passi e ti convince che qui l’Irpinia c’è e vive, lentamente.
Su in alto, quando sembri arrivato cogli il primo tesoro: lo skyline lucano ti coccola e ti si fotografa dentro, ti sorprende e ti convince che sul cucuzzolo c’è di meglio.
L’inoltro nel centro storico accolto dal vecchietto biasito dal tanto rumore inusuale ti inserisce in un centro ricostruito a strati, con colori, materiali e tecniche diverse che si intersecano in un piccolo mosaico di case intrecciate a stradine labirintiche. Riconosci l’arrivo sul cucuzzolo.
I saliscendi e i sottopassi di guidano nell’ultimo tratto di natura calpestata prima dell’arrivo.
I paesaggio irpino che ti accoglie è caloroso e inusuale, un misto di modernità e natura, fatto di un lago artificiale buttato in mezzo ad una valle, della visione dell’abbandonata vecchia Conza della Campania. Il Lago di Conza si mostra nella sua interezza, nel pieno della sua espansione e della sua potenzialità. Gli uccelli e le farfalle riassumono il tuo stato d’animo che inevitabilmente è silenzioso. Il campi coltivati sottostanti ti trasmettono la fatica e la voglia di fare di questa terra colpita e ripresasi più volte.
Cairano in cima, meta del nostro viaggio, a questo punto ti offre il tempo ti pensare in silenzio a te stesso inserito in questo contesto, e di come questo contesto possa essere il punto di partenza di una nuova pagina per i territori circostanti, punto di nuovo inizio di un mondo diverso dove uomo e natura convivono.
Cairano, fiducioso, intanto alle tue spalle ti protegge silenziosamente tra la maestosità del campanile e delle sue strutture religiose, con i suoi due livelli di strade parallele che lo fanno sembrare il luogo ideale dove vivere sensazioni da portare a casa orgogliosamente.
Il viaggio è una sensazione da vivere, per imparare come si fa Cairano è il posto giusto.

lunedì 13 giugno 2011

Sull'orlo del precipizio alle Isole Aran (Irlanda)

pubblicato su Selacapo.net

Località che non immaginate toccano le punte più incredibili del mondo, irraggiungibili e “toste”, vere situazioni che ti rendono felice di vivere su questa terra ed, in questo caso, in Europa.

Luoghi impegnativi per essere raggiunti ma che ti rendono soddisfatto dopo la fatica sostenuta per essere li, che ti fanno scoprire l’allocentric tourist(definizione di S. Plog: coloro che cercando un’esperienza unica, avventurosa e in luoghi non standardizzati) che c’è in noi.
Ruolo di Selatravel è anche quello di rendervi consapevoli che il viaggio è un’emozione da vivere ogni istante, fatta di unicità dei luoghi, ma soprattutto di unicità di sensazioni che ogni nuova destinazione crea all’interno di ognuno di noi, differenti, interne e solo nostre.
Rendere consapevoli i nostri lettori di questo è uno degli obiettivi che ci poniamo. Andiamo quindi, proprio per questo, in uno dei luoghi più incredibili della terra: Le Isole Aran… in Irlanda, in Europa.
Il salto è importante, l’emozione anche! Da Bisaccia, terra Irpina dell’ultimo appuntamento, a Galway nell’Irlanda dell’ovest, di fronte alle antisonanti Americhe.
Due terre lontane con un elemento in comune: la maestosità e la supremazia della natura sull’uomo che devasta l’animo dell’osservatore.
Queste isole inizi a immaginarle fin da Dublino in corriera fino a Galway: tre ore di paesaggi scenografici disegnati dalla pioggia che rende verde ogni cosa. Durante il viaggio le Aran le senti che ti chiamano: “Da noi puoi rinascere, crescere e scoprire qualcosa di nuovo, ascoltaci dentro.”

Il lavoro delle voci delle nostre emozioni cresce proprio a Galway, ridente località che ti offre il viaggio ai confini dell’Europa nordica, fin nel regno delle cliffs tra traghetto e bicicletta. Alle Aran, da Galway, ci sbarchi dopo 60 minuti di Atlantico con l’idea di ritrovarti in mezzo all’oceano e scoprire poi che in fondo davvero è così.
Il regno delle cliffs, presto Patrimonio dell’Unesco, è fatto di tre isolotti che devi girare in bici, dove l’ebbrezza del paesaggio e del vento atlantico che profuma di sogno emozionano anche le pietre grigie presenti.
Un pezzo di vera Irlanda è qui, avventura allo stato puro, sprezzo del pericolo sulle due ruote e un forte senso di libertà che coinvolge anche il più scettico dei viaggiatori. Il paesaggio del regno delle cliffs è inumano, la bici ti permette di vedere ogni piccolo particolare di questo pezzo d’Irlanda che riassume tutte le caratteristiche di questa terra fantastica per la sua naturalezza. Ci trovi le sheep che dominano i terreni, ma anche la cara immagine stereotipata del vecchio irlandese se sorseggia il suo buon whisky mattutino.
I tuoi primi km in bici, magari in jeans e maglietta (perché non ti aspetti che dovrai pedalare) ti fa pensare di aver sbagliato vacanza, ma è a quel punto che risenti le Aran parlarti: “Fidati di noi!”.

I secondi km cominciano a divertirti, i terzi ti fanno crescere la voglia di arrivare alle scogliere più folli della Terra, sull’orlo dell’Europa.
Le dune modellano continuamente il paesaggio e i tipici muretti (a destra nella foto)che delimitano le stradine costruiscono il resto. Intanto, cresce sempre più la voglia cliffs: la segnaletica ti stimola, il nulla ti incuriosisce, il vento ti spinge, il profumo della scoperta ti ha preso dentro. Ad un certo punto le Aran ti prendendo in giro dicendoti: “ Ti fidi ancora di noi? Pensaci: ma che ci fai qui, per vedere un po’ di pietre e di verde? Pedalare per km e prendere freddo al vento del nord?”… ma il regno delle cliffs è un’aspettativa forte che oramai ti ha condannato a non ascoltare le burlesche voci che senti.
Gli ultimi metri sono a piedi, sono pochi, e qui le voci delle Aran riappaiono: “Ci siamo divertiti, vedrai che non ti deludiamo”, ti dicono. Alzi lo sguardo e all’improvviso la risposta alle tue aspettative è davanti ai tuoi occhi: un immenso regno dominato dall’oceano fatto di scogliere alte fino a 200 metri a picco sullo specchio d’acqua di fronte a te. L’aspettativa è pienamente soddisfatta e l’immaginazione, sull’orlo del precipizio europeo, prova a vedere la statua della libertà dall’altra parte, simbolo del sogno americano.
A quel punto senti le Aran che ti sussurrano: “Ora comprendi perché sei venuto fin qui…. Vivimi intensamente e ricordaci quando avrai bisogno di estranearti dal mondo, perché sappi che quando ti senti sull’orlo del precipizio nella vita, dall’altro lato c’è sempre un sogno che potresti raggiungere…”

giovedì 19 maggio 2011

Le due Bisaccia... tra due est!

pubblicato su Selacapo.net
Lo scorso intervento ci ha portato a vivere la terra del conte e a sentire brividi di freddo lungo la schiena. Viaggiare ad est è stato emozionante, ma tornare nel sud Europa dell’Irpinia lo è ancora di più.
Con questo viaggio sentiremo però ancora brividi di freddo, ma per la temperatura che si registra mediamente agli 860 metri di Bisaccia! Nel pieno dell’Alta Irpinia, dell’Irpinia d’Oriente, quella terra che tutti sappiamo dov’è, ma che nessuno scopre mai a fondo, fatta di stupende alture dove l’unica parola a cui pensi continuamente è immensità.
Una parola questa, che riassume spesso la caratteristica presente e che “senti rimbombarti dentro” quando attraversi questi territori ampi e sterminati, dove il vento e il grano la fanno da padrone.
A Bisaccia tutto gira intorno alla parola immensità. Qui (per citare cantanti famosi) “un senso di vuoto ti colora” mentre ti avvicini al centro abitato, un senso colorato soprattutto di verde, l’originale verde Irpino.
L’immensità ti assale appena ti intersechi tra le curve che ti portano al paese e fin sul Formicoso, tra la maestosità delle pale eoliche che caratterizzano il paesaggio. Provi impotenza e fierezza nel sapere che quel territorio produce futuro, l’energia del futuro. L’immensità ti avvolge e ti costringe a fermarti per ammirare uno spettacolo di tecnologia e natura senza eguali.
L’immensità della forza della natura che anche qui si è manifestata nel terremoto, la vedi nella conformazione dell’abitato diviso in due: Bisaccia Vecchia e Bisaccia Nuova, per dirla con parole dei Bisaccesi. Nella Bisaccia Nuova che guarda dall’alto la Vecchia ti ritrovi un “quartiere costruito frettolosamente” dalla voglia di ripartire, spogliato della sua storia, dove tutto è freddo e sovrastato da un ospedale che il popolo ora fatica a tenersi.
L’immensa riflessione che ne consegue ti fa correre verso Bisaccia Vecchia, amorevolemente posta al di sotto della nuova, armoniosa e quasi nascosta, come se non volesse disturbare il nuovo che avanza… ma che è immensamente confortevole nella sua piazza centrale, bianca e pura. Qui è un ritorno al passato che ti porta, senza accorgertene, al centro storico che include il Castello Ducale.
L’immensità della storia di questo Castello, dimora di Federico II e Torquato Tasso, la senti sulle spalle mentre attraversi la lunga entrata che ti porta alle arcate e mentre ti addentri nel museo civico archeologico, segno di una preistoria che anche qui è stata presente.
L’immensità di Bisaccia c’è però soprattutto nella paura che leggi negli occhi della gente che si sente continuamente minacciata da un pericolo che pende come una spada di Damocle sulla propria testa. La continua possibilità che il verde, il bello, l’intoccabile, la storia e le tradizioni possano un giorno essere sommersi dai rifiuti che qualcuno, che qui non ha mai pensato di respirare questo immenso, pensa di poter portare.
L’immensità però è anche data dalla forza che percepisci, quando tornando a casa e rivivendo al contrario tutte le sensazioni e i brividi di freddo di prima pensi “…anche io devo contribuire a valorizzare e proteggere una cosa così immensa…”questo territorio c’è e ci sarà così com’è: un’unicità e una particolarità che solo l’Irpinia d’Oriente trasmette e che solo a Bisaccia puoi provare… immensamente.

lunedì 2 maggio 2011

Un solo est... per Bucarest

pubblicato su Selacapo.net

I nostri balzi continuano in un’Europa che sembra essere così lontana, ma che a volte ti ritrovi dietro l’angolo del tuo divano…
E’ anche così che nasce l’idea di un viaggio: mentre guardi la tv, magari sgranocchiando noccioline, giri lo sguardo e la nuova destinazione è davanti ai tuoi occhi, come per magia… tra le pagine di una storia scritta nei libri della tua enciclopedia… e ti capita magari di trovare Transilvania e la storia di Dracula e decidi che è li che devi andare.
E’ così che scopriamo la Romania… è così che scopriamo Bucarest, come un libro chiuso tutto da leggere provando a succhiare la linfa vitale del sangue della città.
Un libro che ovviamente inizia dall’indice. Un indice che sottolinea la parola mistero: mistero della storia, del socialismo e dei casermoni, delle strada larghe e dei castelli, il mistero insito nella grande voglia di modernità della gente.
Qui si assaggia l’Europa che corre! L’Europa delle opportunità!
Nel primo capitolo ci trovi la voglia di scoprire una terra diversa, avvolta nell’alone di rosso che caratterizza la sua storia, e scopri immediatamente che è così: la città è dell’est, fatta di sprazzi di modernità rinchiusa in dormitori altissimi, strade immense e spazi ampi, vecchi filobus di produzione sovietica, il tutto uniforme.
Nel secondo capitolo inizi a comprendere il peso che questa gente si porta dietro, di un passato che è alle spalle e che si ritrova tutto nel Palazzo del Parlamento, costruzione assurda che sovrasta questa città (il secondo palazzo più grande del mondo dopo il Pentagono!) che vuole volare in Europa. Ci trovi però, anche la voglia di guardare al futuro, magari in un parco dedicato ai padri fondatori dell’Unione, con immense teste anche di nostri connazionali illustri…
Respiri la felicità e la gratitudine di questo popolo per l’opportunità concessagli.
Nel terzo capitolo inizi a pensare “ma perché sono venuto qui?”. Una città cantiere che i fondi comunitari stanno trasformando un una città moderna che pian piano vuol cambiare colore passando dal rosso al blu europeo.
Quindi prendi un’auto e torni al primo capitolo, alla voglia di scoprire una terra diversa, soprattutto la terra del Conte.
Ma questo Conte poi, era davvero assetato di sangue? Si lo era… impalizzava i prigionieri barbaramente facendoli morire dissanguati. La Transilvania ti impressiona appena ci pensi.
Ti accorgi però che quel Conte assetato di sangue ha fatto la fortuna di queste terre nebbiose, fredde e dove la cioccolata calda ha un sapore 200 volte migliore rispetto al sud Europa.
Nella terra dei castelli ti vendono un castello per casa del Conte, dove il Conte non ha mai messo piede, come un parco giochi: una Draculand. La vera tomba del Conte è in un altro luogo, in un monastero a Snagov (distante 156 km), raggiungibile solo attraversando un lago in una barchetta di legno affittata dai pescatori del luogo…. E dove solo i turisti sprezzanti del pericolo osano.
Molti preferiscono Draculand…
Il Conte però era un eroe nazionale che veniva chiamato Dracul (cioè diavolo) per l’ordine dei cavalieri a cui apparteneva, e oggi, per colpa di uno scrittore irlandese è famoso per tutt’altro.
Il mistero è anche questo… fatto di leggende e storie che mettono i brividi.
Nell’ultimo capitolo il tuo viaggio si infittisce ancor di più di mistero nella notti di Bucarest, dove nei locali la mattina non arriva e il portafoglio sembra non svuotarsi mai…
Dopotutto, se Dracula bazzicava questi luoghi un buon motivo ci sarà!

lunedì 11 aprile 2011

Calitri l'arcobaleno a est est est!

pubblicato su Selacapo.net

Da Praga a Calitri il nostro viaggio continua in un’Europa che mostra mille volti. A circa 1500 km da Praga e a 28 da Caposele, tra un aereo e un’automobile, la nostra rubrica si sposta nei meandri dell’Irpinia più alta, probabilmente la capitale dell’Irpinia più alta: Calitri.
E’ qui che trovi l’Irpinia che non ti aspetti tra un pizzico di svago e un’enormità di colori del più famoso arco al mondo che, secondo la legenda, al termine nasconde il rinomato tesoro.
Calitri è rappresentata da un labirinto di angoli, stradine, scalinate e colori: un centro storico che si articola tra portali in pietra, simpatiche loggette, panoramiche arcate, palazzi delle famiglie illustri che anticamente abitavano il paese datati al XVIII secolo, grotte profonde e suggestive. Un fenomeno ottico, non metereologico, che porta alla visione di un mosaico multicolore.
Un arcobaleno ad est… est… est!
Un angolo d’Irpinia, tesoro che il folletto della legenda ha voluto posare qui tra ceramiche ed elementi unici di un terra riposante e stupenda, un tesoro tutto da trovare.
Il sogno del tesoro dell’arcobaleno è dappertutto….
Tra l’azzurro caratteristico del cielo sopra il Borgo Castello abitato fino al 1980…un recupero del passato fatto all’interno di un centro moderno e accogliente…un misto tra passato e futuro sovrastante il paese dove vivere mezza giornata con il fiato sospeso.
Con il giallo rappresentante la vivacità dell’ambiente che ti circonda quando attraversi le arcate e i vicoli intrecciati del centro storico…tra case dell’ottocento e case del duemila…in una cornice di stili e costruzioni sovrapposte nel tempo che ti lasciano di stucco…appunto!
Nel violetto delle sculture disseminate nel centro storico, posate da un gruppo di artisti spagnoli. Un museo all’aperto dove innovazione e tradizione si fondono senza stravolgere la realtà…. Ma che contribuiscono a comporre l’arcobaleno di colori mentali…questi spagnoli!
Nascosto nell’arancione delle ceramiche che qui hanno una tradizione millenaria…luogo di produzione di importanti opere raccolte minuziosamente nel “classico museo” tra una varietà di reperti.
Concentrato nell’intenso rosso…. Del piatto tipico del centro, “le cannazze”. Squisita pietanza di ziti spezzati conditi con ragù di carne mista, che non puoi far a meno di assaggiare quando, camminando per il centro ne senti l’odore in ogni angolo colorato e su ogni scalino… che sia esso dell’800 o del 500…
Nel verde che non c’è!!! Quello dell’Irpinia che non ti aspetti si presenta qui…nel borgo inserito nelle migliori località al mondo dove andare in pensione! Non certo un paradiso del divertimento…ma un paradiso per gli irpini alla ricerca del tesoro dell’arcobaleno…
Soprattutto nell’indaco. Il colore che in realtà non esiste, una sfumatura di viola aggiunta per arrivare al numero perfetto di colori per l’arcobaleno, il sette…che a Calitri è senza dubbio rappresentato dalla sensazione che ti attraversa al termine della passeggiata nel centro che ti fa pensare… “ma qui l’uomo cosa è stato capace di fare?”… Il settimo elemento che completa tutto l’arco dei colori che ogni visitatore crea in se in questo luogo.
Vi renderete conto che il tesoro della legenda lo avete trovato qui, dove la storia è presente in tutte le sue forme edilizie, che un irpino non solo deve conoscere, ma imparare a respirare… almeno per sentire la sensazione di essere ricchi per un giorno, o essersi arricchiti dentro, come la legenda forse vuole dire…

domenica 27 marzo 2011

Praga: destinazione est est est....

pubblicato su Selacapo.net

Viaggiare… chi non vuole farlo! Con la fantasia e con l’aiuto del web oggi si può, e noi contribuiremo utilizzando parole con l’obiettivo di stuzzicare il lettore su varie destinazioni proposte da questa rubrica.
Il tutto muovendoci fra l’Europa e l’Irpinia alla ricerca di qualcosa che ci possa unire alla bandiera blu/stelle europea. Soprattutto vorremmo esaltare e stimolare tutti ad esplorare un mondo vicino o lontano che sia: esso ci aspetta.
L’obiettivo è di spingere a vedere luoghi che sono diversi dalla propria realtà, smuovendo il nostro elemento inconscio del viaggiare al fine di stimolarlo, per vedere diversamente la realtà che ci circonda. La visione del locale è meglio comprensibile se viene confrontata con realtà diverse.
E con questo spirito si “affronta” anche l’est.
Est, est, est…da evitare! Destinazioni fredde, nebbiose, burrascose, comunismo… un orco turistico! Dove il tempo si è fermato agli anni 70, ma dove corre più che mai.
Praga: città dell’est, quindi città da evitare….? Ma strapiena di turisti e definita “la città dell’oro”, perché?
Descriverla? Nulla di più semplice anacronisticamente:
PR… appunto città strapiena di PR, con una vita notturna da brivido…
P, ancora? Si, precisa… nulla è messo lì per caso, è la città artisticamente perfetta e a misura di turista… tutto è per l’occidentale medio, non avrete problemi.
P….. tante P… come i ponti che la caratterizzano, il Ponte Carlo su tutti, maestoso sul fiume che sovrasta…. Con tutte le facce delle sue statue che ti scrutano.
P, sempre P! Come Pub…. Elemento indispensabile di questa città… L’U Fleku il più antico della città, ad esempio, dove i camerieri ti porgono il bicchiere di birra appena ti siedi senza chiedertelo, e te lo sostituiscono pieno senza dirti nulla nel momento in cui lo hai svuotato, pensate cosa succede lì!
R, si….!!! Ragazze… e ragazzi di tutte le nazionalità, che vivono la città a qualsiasi ora del giorno e della notte, una città che dorme lo stretto necessario.
A come assenzio…. Il Bevitore di Assenzio… Il quadro! Quello di Manet…. Beh si trova a Praga e lo potete toccare… Cosa pensavate? Vi sedete al bar, “Il caffé degli artisti” (o Caffé Slavia) e sorseggiate un bel bicchiere d’assenzio, provate per un attimo l’ebbrezza di sentire un po’ d’aria di creatività e spirito di cambiamento. Poi uscite fuori e ammirate la casa danzante di fronte, esiste davvero e si capisce anche perché la chiamano così… Fantasie da assenzio probabilmente… o no?
G… di guglie… la città delle guglie, il più alto numero presente rispetto a qualsiasi altra città del mondo. Elemento che la rende la città delle fiabe, caratterizzata da un castello unico che probabilmente è uscito da un libro….
Volete conoscere anche l’ultima A? Ebbene: ammirevolmente bella… perché sapete, ha anche qualche attrazione turistica… a partire dall’Orologio Astronomico e la Torre del Municipio, passando per la Chiesa di Tyn (orgoglio dei cechi) in piazza Stanomestri, il monumento a Venceslao con la omonima piazza, fino al Quartiere Ebraico. Ma per questo potete consultare una guida…
In realtà però, mentre passeggi tra i vicoli e le strade pensi che forse la città non esiste nella realtà, che forse stai dormendo, sognando, o che forse nel caffé degli artisti non ci dovevi entrare!