giovedì 19 maggio 2011

Le due Bisaccia... tra due est!

pubblicato su Selacapo.net
Lo scorso intervento ci ha portato a vivere la terra del conte e a sentire brividi di freddo lungo la schiena. Viaggiare ad est è stato emozionante, ma tornare nel sud Europa dell’Irpinia lo è ancora di più.
Con questo viaggio sentiremo però ancora brividi di freddo, ma per la temperatura che si registra mediamente agli 860 metri di Bisaccia! Nel pieno dell’Alta Irpinia, dell’Irpinia d’Oriente, quella terra che tutti sappiamo dov’è, ma che nessuno scopre mai a fondo, fatta di stupende alture dove l’unica parola a cui pensi continuamente è immensità.
Una parola questa, che riassume spesso la caratteristica presente e che “senti rimbombarti dentro” quando attraversi questi territori ampi e sterminati, dove il vento e il grano la fanno da padrone.
A Bisaccia tutto gira intorno alla parola immensità. Qui (per citare cantanti famosi) “un senso di vuoto ti colora” mentre ti avvicini al centro abitato, un senso colorato soprattutto di verde, l’originale verde Irpino.
L’immensità ti assale appena ti intersechi tra le curve che ti portano al paese e fin sul Formicoso, tra la maestosità delle pale eoliche che caratterizzano il paesaggio. Provi impotenza e fierezza nel sapere che quel territorio produce futuro, l’energia del futuro. L’immensità ti avvolge e ti costringe a fermarti per ammirare uno spettacolo di tecnologia e natura senza eguali.
L’immensità della forza della natura che anche qui si è manifestata nel terremoto, la vedi nella conformazione dell’abitato diviso in due: Bisaccia Vecchia e Bisaccia Nuova, per dirla con parole dei Bisaccesi. Nella Bisaccia Nuova che guarda dall’alto la Vecchia ti ritrovi un “quartiere costruito frettolosamente” dalla voglia di ripartire, spogliato della sua storia, dove tutto è freddo e sovrastato da un ospedale che il popolo ora fatica a tenersi.
L’immensa riflessione che ne consegue ti fa correre verso Bisaccia Vecchia, amorevolemente posta al di sotto della nuova, armoniosa e quasi nascosta, come se non volesse disturbare il nuovo che avanza… ma che è immensamente confortevole nella sua piazza centrale, bianca e pura. Qui è un ritorno al passato che ti porta, senza accorgertene, al centro storico che include il Castello Ducale.
L’immensità della storia di questo Castello, dimora di Federico II e Torquato Tasso, la senti sulle spalle mentre attraversi la lunga entrata che ti porta alle arcate e mentre ti addentri nel museo civico archeologico, segno di una preistoria che anche qui è stata presente.
L’immensità di Bisaccia c’è però soprattutto nella paura che leggi negli occhi della gente che si sente continuamente minacciata da un pericolo che pende come una spada di Damocle sulla propria testa. La continua possibilità che il verde, il bello, l’intoccabile, la storia e le tradizioni possano un giorno essere sommersi dai rifiuti che qualcuno, che qui non ha mai pensato di respirare questo immenso, pensa di poter portare.
L’immensità però è anche data dalla forza che percepisci, quando tornando a casa e rivivendo al contrario tutte le sensazioni e i brividi di freddo di prima pensi “…anche io devo contribuire a valorizzare e proteggere una cosa così immensa…”questo territorio c’è e ci sarà così com’è: un’unicità e una particolarità che solo l’Irpinia d’Oriente trasmette e che solo a Bisaccia puoi provare… immensamente.

lunedì 2 maggio 2011

Un solo est... per Bucarest

pubblicato su Selacapo.net

I nostri balzi continuano in un’Europa che sembra essere così lontana, ma che a volte ti ritrovi dietro l’angolo del tuo divano…
E’ anche così che nasce l’idea di un viaggio: mentre guardi la tv, magari sgranocchiando noccioline, giri lo sguardo e la nuova destinazione è davanti ai tuoi occhi, come per magia… tra le pagine di una storia scritta nei libri della tua enciclopedia… e ti capita magari di trovare Transilvania e la storia di Dracula e decidi che è li che devi andare.
E’ così che scopriamo la Romania… è così che scopriamo Bucarest, come un libro chiuso tutto da leggere provando a succhiare la linfa vitale del sangue della città.
Un libro che ovviamente inizia dall’indice. Un indice che sottolinea la parola mistero: mistero della storia, del socialismo e dei casermoni, delle strada larghe e dei castelli, il mistero insito nella grande voglia di modernità della gente.
Qui si assaggia l’Europa che corre! L’Europa delle opportunità!
Nel primo capitolo ci trovi la voglia di scoprire una terra diversa, avvolta nell’alone di rosso che caratterizza la sua storia, e scopri immediatamente che è così: la città è dell’est, fatta di sprazzi di modernità rinchiusa in dormitori altissimi, strade immense e spazi ampi, vecchi filobus di produzione sovietica, il tutto uniforme.
Nel secondo capitolo inizi a comprendere il peso che questa gente si porta dietro, di un passato che è alle spalle e che si ritrova tutto nel Palazzo del Parlamento, costruzione assurda che sovrasta questa città (il secondo palazzo più grande del mondo dopo il Pentagono!) che vuole volare in Europa. Ci trovi però, anche la voglia di guardare al futuro, magari in un parco dedicato ai padri fondatori dell’Unione, con immense teste anche di nostri connazionali illustri…
Respiri la felicità e la gratitudine di questo popolo per l’opportunità concessagli.
Nel terzo capitolo inizi a pensare “ma perché sono venuto qui?”. Una città cantiere che i fondi comunitari stanno trasformando un una città moderna che pian piano vuol cambiare colore passando dal rosso al blu europeo.
Quindi prendi un’auto e torni al primo capitolo, alla voglia di scoprire una terra diversa, soprattutto la terra del Conte.
Ma questo Conte poi, era davvero assetato di sangue? Si lo era… impalizzava i prigionieri barbaramente facendoli morire dissanguati. La Transilvania ti impressiona appena ci pensi.
Ti accorgi però che quel Conte assetato di sangue ha fatto la fortuna di queste terre nebbiose, fredde e dove la cioccolata calda ha un sapore 200 volte migliore rispetto al sud Europa.
Nella terra dei castelli ti vendono un castello per casa del Conte, dove il Conte non ha mai messo piede, come un parco giochi: una Draculand. La vera tomba del Conte è in un altro luogo, in un monastero a Snagov (distante 156 km), raggiungibile solo attraversando un lago in una barchetta di legno affittata dai pescatori del luogo…. E dove solo i turisti sprezzanti del pericolo osano.
Molti preferiscono Draculand…
Il Conte però era un eroe nazionale che veniva chiamato Dracul (cioè diavolo) per l’ordine dei cavalieri a cui apparteneva, e oggi, per colpa di uno scrittore irlandese è famoso per tutt’altro.
Il mistero è anche questo… fatto di leggende e storie che mettono i brividi.
Nell’ultimo capitolo il tuo viaggio si infittisce ancor di più di mistero nella notti di Bucarest, dove nei locali la mattina non arriva e il portafoglio sembra non svuotarsi mai…
Dopotutto, se Dracula bazzicava questi luoghi un buon motivo ci sarà!