Quando ero piccolo sognavo di diventare grande, senza pensare che nello scorrere della vita questo sogno si sarebbe invertito.

Una vita piena di sogni la mia. Quando ripenso alla mia infanzia infatti, mi accorgo che i miei sogni erano tanti, ma semplici: potermi comprare un super santos, completare l’album della Panini, fare la gita scolastica di fine anno a Pompei.

Sognavo con i miei amici in maniera innocente di potermi comprare le scarpe nuove della Lotto, quelle che la mamma poi non ti faceva mettere per andare a giocare a pallone nel parcheggio. Il mio sogno nel classico tema delle scuole elementari poi, quello del «che vuoi fare da grande», era solo di diventare forte e bravo come mio padre, di poterlo emulare nel suo modo di fare e nel mestiere che ritenevo già di conoscere, ma che dicevo di non riuscire a fare solo perché non ne avevo la sua stessa forza fisica.
Quel mestiere, il suo, che mi ha dato poi tanti sogni e me li ha anche realizzati.

Sognavo a 17 anni di poter sapere tutto, di studiare e viaggiare, di vedere gente e incontrare popoli, di assaggiare cibi strani e pensavo di poter fare un mestiere che mettesse insieme queste cose. Sognavo però anche di dover fare qualcosa che nessuno aveva mai fatto, di studiare qualcosa di unico che nessuno conosceva bene. Allora il turismo. Dieci anni fa, scelta azzardata.
Un sogno nel cassetto realizzato. Con la laurea in mano guardavo San Gerardo che tanti pellegrini porta, e sognavo di avere un futuro roseo, sicuro sotto le sue braccia. Sognavo con gli occhi di un neolaureato pieno di speranze. L’università però nel frattempo mi aveva dato i sogni di  un adulto. Cambiare il un qualche modo il mondo, nel mio piccolo. Pensare alle soluzioni per i problemi dei giovani come me, soluzioni spesso inascoltate, un po’ come le scarpe della Lotto che non potevi mettere per giocare a pallone. Avercele ma non utilizzarle.
Un sogno immenso che perdura ancora oggi. Un sogno che mi ha legato fortemente alla mia terra alla quale mi sono concesso completamente per tanti anni post universitari, che mi ha coinvolto e spesso deluso, un sogno ancora vivo oggi che non  abbandono. Sogno infatti di poter vivere la mia terra pienamente, come se tutto quello che l’affligge non esistesse. Come se i miei sogni da universitario dopo anni non fossero ancora cambiati.
Nonostante la realtà sia molto diversa continuo a sognare, a 30 anni, il completamento dell’album della Panini per me nella mia terra. Completarlo significherebbe restarci e viverci, anche se spesso ne sono lontano per tentare di realizzare dei sogni che forse oggi non posso più permettermi.
Continuo a sognare di non aver bisogno di nessuno per costruirmi un futuro. Sogno un futuro in cui le possibilità siano di tutti, anche di chi come me non vuole chiedere favori, ma solo avere quel super santos che tutto sommato da piccolo alla fine la mamma mi comprava. E che forse merito. Sono certo, infatti, che la mia mamma Terra me lo regalerà.