giovedì 18 dicembre 2014

Poli Turistici Locali: arriva il regolamento ed è ora di sbrigarsi.

E’ finalmente arrivato il regolamento che definisce le caratteristiche dei Poli Turistici Locali previsti dalla nuova Legge Turistica delle Regione Campania dell’8 agosto 2014.

Una struttura molto importante che rivede il modo di fare turismo in Regione non solo dal punto di vista della promozione, ma soprattutto dal punto di vista dell’organizzazione dell’offerta turistica di un dato territorio. Un modo, se non l’unico, per permettere al pubblico e al privato di questo settore di dialogare e confrontarsi per andare nella stessa direzione.
Una prima opinione in merito alla legge l’avevo già espressa in questo post, ma ora con i regolamenti attuativi, il quadro normativo e procedurale va via via definendosi meglio.

In merito molto importante è la commistione pubblico/privato prevista per il PTL; finalmente la Regione si è resa conto che le politiche turistiche non possono far a meno della partecipazione dei privati e che le scelte del settore non possono essere calate dall’alto.
In particolare infatti, il regolamento prevede che possano concorrere alla costituzione di un Polo Turistico Locale:

  1. Comuni o unioni di comuni ricompresi all’interno dell’ambito turistico territoriale omogeneo interessato;
  2.  Camere di Commercio industria artigianato e agricoltura competenti per territorio;
  3. Altri enti e soggetti pubblici rilevanti per la filiera di riferimento e operanti nell’ambito territoriale interessato;
  4.  Le imprese del settore turistico, le associazioni o i consorzi di soggetti privati, o i consorzi di soggetti pubblici e privati operanti nel settore turistico e culturale, ivi compresi i distretti turistici istituiti con decreti del Ministero dei beni culturali e del turismo ai sensi del decreto-legge 13 maggio 2011, n. 70.

Tale organismo si deve dotare di uno statuto e di un organismo di gestione, ma soprattutto deve occuparsi anche della definizione di tutti i dati relativi alle iniziative e agli interventi inseriti nel programma annuale dei servizi e delle attività del territorio di riferimento. Si comincia a comprendere anche l’importanza dello studio del fenomeno turistico.

Il regolamento lascia molto spazio sia al pubblico che al privato anche in termini di autonomia  e individuazione delle politiche e delle strategie per ogni singolo territorio e rappresenta sicuramente un passo avanti nella ridefinizione della struttura del sistema turistico campano che da 34 anni aspettava questa “rivoluzione”.
Ora tocca agli operatori e a tutto il sistema cogliere quest’opportunità di aggregazione e definizione del ruolo di ogni singola destinazione turistica, partendo dal basso.

Per poter avviare la costituzione di queste strutture però si attende ancora la definizione degli ambiti turistici omogenei (Gli ambiti territoriali turistici omogenei sono aree delimitate nelle quali, per storia turistica o per chiara potenzialità, sono organizzate ed ottimizzate le offerte dei servizi pubblici e privati per il turismo e dove sono integrati il patrimonio umano, ambientale, produttivo e culturale del territorio) che dovevano essere emanati con Giunta Regionale entro 90 giorni dall’approvazione della legge (8 agosto 2014) sulla cui base si potranno individuare i confini entro i quali poter costituire tali strutture.

Ma noi siamo fiduciosi.

sabato 18 ottobre 2014

Perché il concetto di "smart" può salvare le aree interne, e svilupparle.

In inglese il termine “smart” significa intelligente e sembra che abbia già detto tutto. Oggi lo usiamo, spesso, per indicare tutto quello che è legato alla tecnologia e alla digitalizzazione e precede tutti i settori a cui poi si riferisce.
Smartinnovation, smartcity, smartourism, smartrural e così via.

Concretamente però quali possono essere i benefici che l’applicazione del concetto di smart può portare a delle aree che non vivono a diretto contatto con i grandi centri e con i luoghi dove lo “smart” si sviluppa?
La risposta probabilmente è anche semplice: le aree interne sono il luogo dove il concetto di “smart” può trovare più ampia applicazione. Infatti sono quelle aree che hanno tanti settori che oggi non conoscono l'innovazione, la digitalizzazione e che entrerebbero in contatto con un mondo attualmente sconosciuto sia in termini di vantaggi operativi che di ritorni economici. E allora è arrivato il tempo di investire concretamente nell’attuazione del concetto a tutte le aree interne, anche all’Irpinia e l’opportunità è concreta e presente. In Europa esiste qualcosa chiamata Agenda Digitale che nella nuova programmazione 2014-2020 dovrà trovare la sua massima espressione, e soprattutto la sua massima fonte di finanziamento. Presentata dalla Commissione europea è una delle sette iniziative faro della strategia Europa 2020, che fissa obiettivi per la crescita nell’Unione europea (UE) da raggiungere in differenti settori:
1. Identità digitale e servizi innovativi per i cittadini: carta di identità e tessera sanitaria elettronica; anagrafe unificata, archivio delle strade, domicilio digitale e posta elettronica certificata obbligatoria per le imprese.
2. Amministrazione digitale: dati e informazioni in formato aperto e accessibile compresi quelli della pubblica amministrazione, biglietti di viaggio elettronici, sistemi digitali per l’acquisto di beni e servizi, trasmissione obbligatoria dei documenti via Internet.
3. Servizi e innovazioni per favorire l’istruzione digitale: certificati e fascicoli elettronici nelle università, testi scolastici digitali.
4. Misure per la sanità digitale: fascicoli sanitari elettronici, prescrizioni mediche digitali.
5. Forte impulso per la banda larga e ultralarga.
6. Moneta e fatturazione elettronica: pagamenti elettronici anche per le pubbliche amministrazioni, utilizzo della moneta elettronica.
7. Giustizia digitale: notifiche e biglietti di cancelleria dei tribunali per via elettronica, modifiche alla legge fallimentare per procedere in via telematica, ricerca e incentivi per società attive nelle nuove tecnologie.

Tutti i comuni, e questo pochi lo sanno, saranno chiamati a redigere una propria agenda digitale (le agende digitali locali) che sarà, molto probabilmente, elemento di eleggibilità delle progettazioni e motivo di esclusione nel caso di assenza delle stesse nelle PA.
Inoltre, tutti i programmi comunitari, in qualsiasi settore, avranno una predilezione per le progettazioni che parleranno e si occuperanno di digitale e smart, e dunque non si potrà non programmare in tal senso.
Ed ecco dunque l’opportunità: la redazione delle Agende Digitali per i Comuni.
I Comuni dovranno necessariamente spingersi verso un mondo più digitale in tutti i campi di intervento e avranno la possibilità di programmare uno sviluppo intorno a questo concetto, dovranno farlo se vorranno accedere a maggiori fondi comunitari.
E allora cogliamo la palla al balzo e iniziamo a giocare in anticipo su questi temi?
Facciamo in modo che queste aree interne diventino smart e fucine di idee innovative in tutti i settori e sopratutto nei settori turismo e agroalimentare, che colgano le opportunità europee?
Iniziamo a parlare seriamente di smartrural contrapposto alle smartcity?
Come?
-  diffondiamo la banda larga e mettiamo i giovani nelle condizioni di poter lavorare anche dalle aree interne collegati ad internet;
- creiamo spazi di co-working e co-living, dove le persone possano usufruire di spazi e attrezzature e possano sviluppare idee e progetti;
- incentiviamo gli incubatoti d’impresa, forniamo ai giovani gli strumenti per realizzare progetti;
- sfruttiamo le nuove tecnologie per fare rete, le distanze ad oggi non sono più un problema (smettiamola di dire che siamo lontani e non possiamo partecipare);
- mettiamo al centro i cittadini e le loro proposte per il territorio, mettiamoli in rete e facciamoli partecipare, basta con i piani calati dall'alto;
- opendata, facciamo si che i dati siano liberi, che tutti possano averne accesso;
- iniziamo ad applicare lo smart all’agricoltura, al turismo, soprattuto alle caratteristiche delle aree interne e convertiamo il tutto in ritorni economici.

Rendiamo il vivere nelle aree interne non più un problema, ma un’opportunità, avviciniamole ai cambiamenti che il mondo offre cogliendo tutto ciò che la nuova programmazione europea prevede in termini di digitale e smart. Chi c'è per la sfida?

martedì 7 ottobre 2014

Hashtag che parlano di Regioni, di emozioni e luoghi. E le promuovono gratis.


Pensare a Twitter legato alla promozione turistica dei territori viene spesso automatico e naturale per chi lavora nel marketing turistico, ma nel concreto agli operatori è necessario presentare delle azioni e degli strumenti che permettano di rendere concreta qualsiasi strategia teorica.
In questo settore è la sperimentazione e la fantasia a farla da padrona e validi strumenti spesso nascono soli dal basso, rendono tutto straordinariamente efficace e semplice proprio grazie a idee e attività che hanno costo zero, da cui prendere spunto per strategie più complesse e articolate.
E’ il caso, ad esempio, di alcuni hashtag che sono nati spontaneamente sulla piattaforma per individuare caratteristiche, peculiarità, piatti e luoghi di alcune Regioni italiane.
Sono hashtag che non solo raccontano territori ed in particolare Regioni, ma che rappresentano degli stati d’animo, il senso di appartenenza alla terra e a tutto quello che essa rappresenta.
Sono twett che sanno un po’ di “saudade” brasiliana e un po’ di promozione del territorio.
E’ cosi che se ricerchiamo #sardolicesimo, #campaniafelix, #liguritudine, #sicilianismo abbiamo una carrellata di immagini, piatti e emozioni delle Regioni in questione, turisticamente parlando e non.
A lanciare per primo una di queste “malattie” è stato il guru di Twitter @insopportabile con il suo #sardolicesimo.
Da tempo ci mostra bellezze e particolarità del territorio sardo che lui, tra l’altro, racconta divinamente facendotene innamorare attraverso semplici tweet.
In scia è nato un vero e proprio movimento di #hashtag che raccontano particolarità di varie regioni italiane attraverso differenti profili che li usano classificando in maniera ottimale tutto ciò che queste regioni posseggono e che hanno un elevato potenziale turistico.

Da #liguritudine quindi riesci a sapere degli stupendi tramonti liguri raccontati ad esempio da @bagniinvirginia












o dei tanti dolci siciliani proposti da @Mrita_p.













Particolare poi è il caso della Regione Campania dove per scegliere l’hashtag si è ricorsi addirittura ad una votazione online che ha sancito la vittoria di #campaniafelix - l’hashtag partecipato -  come definito da @svoltarock (raccontato in questo Storify).
Sono piccoli passi che contribuiscono a portare la nostra Italia fuori dai confini grazie alla rete, a Twitter e a tutti i suoi contributori perché non c’è modo migliore di promuovere il nostro territorio se non grazie a chi il territorio lo vive, lo conosce e magari lo ama.

Facciamo in modo che questi hashtag diventino 20 e promuovano la nostra bella Italia magari insieme coordinati da @Italiasocial?
Io ci proverei.

sabato 30 agosto 2014

(L’analisi). Nasce la nuova legge sul turismo Campana. Quali vantaggi?

Una legge in Regione Campania attesa 34 anni e finalmente ora ne abbiamo una, nuova o seminuova. E’ una legge che prova a mettere un po’ di ordine all’interno dell’ingarbugliato settore turistico campano a livello prettamente pubblico. Per il privato c’è ancora da attendere.

In estrema sintesi questa legge introduce tutta una serie di novità abolendo gli enti provinciali per il turismo e riorganizzando tutto il sistema turistico campano basandolo sui Poli Turistici Locali (PTL). Saranno organismi che potranno nascere dal basso su iniziativa di soggetti pubblici e privati, sempre però all’interno degli ambiti territoriali omogenei definiti da parte della giunta regionale. Questi poli potranno muoversi però sempre all’interno delle linee guida regionali definite all’interno di un piano triennale che sarà la regione a definire. Sopratutto trasferisce ai comuni tutta una serie di responsabilità che vanno dall’attivazione dei SIAT (servizi di informazione e accoglienza turistica) a livello locale insieme con l’organizzazione di servizi turistici di base, trasmissione di dati relativi all’offerta. Istituisce il tavolo per le politiche turistiche a cui partecipano anche i privati e rappresentanti dei PTL, l’Agenzia Regionale per la Promozione del Turismo e dei Beni Culturali della Campania, le carte dei servizi del turista e la carte dei diritti del turista, scritta almeno i quattro lingue.
Infine, finalmente, regolarizza e valorizza il ruolo delle Proloco istituendone un albo e facendole partecipare al tavolo istituzionale per la definizione dei programmi turistici regionali triennali e annuali. Questi elementi modificano profondamente il sistema turistico regionale portandolo in una direzione ben precisa,anche se alcuni di essi sono forse arrivati in ritardo e sono sicuramente migliorabili.  Soprattuto però, a mio avviso, questa legge non si fa riferimento a degli punti che andrebbero trattati. In primo luogo, non prevede nessun elemento relativo a come misurare i flussi turistici regionali, chi debba farlo e come. In questo settore misurare, analizzare e studiare i fenomeno turistico è sicuramente il primo passo da fare per poter affrontare i problemi e capire dove intervenire.  E’ una legge che non sembra avere la capacità di proiettarsi nel futuro, che non legge il passato. All’interno del testo non ritroviamo nessun accenno al digitale e all’innovazione per il settore (che nel turismo è sempre più importante) a tutto quello che è il turismo moderno e quello che sarà in futuro. E’ davvero un bene che si siano prevista la carte dei servizi e dei diritti del turista, misura molto utile hai tempi delle agenzie di viaggio, ma arriva in ritardo e ha meno peso oggi, ai tempi di Tripadvisor, Trivago e delle recensioni online.
Auspicavo che si iniziasse a definire standard di qualità dei servizi turistici e a riordinare il settore privato, che si organizzasse la formazione degli operatori e alla classificazione dei differenti tipi di“turismi”, che si lavorasse sulle professioni turistiche. In merito c’è un assoluto bisogno di un riordino che oggi in Regione Campania sono tante e mal gestite, con date di esame abilitativi che non vengono rispettare e procedure lunghissime. Tra l’altro non sembra ci sia la volontà di lavorare in questo senso per definire bene ruoli, competenze e modalità di accesso agli albi professionali che necessitano di essere semplificati e adattati alle differenti realtà e territori turistici della Campania. Purtroppo non si prevedono sistemi di incentivo alle imprese turistiche per i giovani, che potrebbero spingere giovani a investire e occuparsi del settore.
Un punto a cui tengo particolarmente e che purtroppo non è trattato è quello legato agli eventi. La legge non definisce che tipologia di attività di promozione ed eventi avranno al priorità nei finanziamenti pubblici. Penso infatti che essi si dovrebbero concentrare sugli eventi che valorizzano le specificità e i prodotti specifici legati alle particolarità territoriali, evitando finanziamenti a pioggia su eventi che con il territorio non hanno nessun legame, o eventi sporadici che poco portano al territorio in termini di ricaduta economica e di promozione. Con l’istituzione dei PTL la legge sono fatti passi avanti, ma avrei preferito che si potessero far nascere spontaneamente senza che fosse la Regione a dover definire all’interno i quali territori omogenei potersi muovere e costruire. Credo che gli operatori pubblici e privati del settore avessero le migliori competenze e conoscenze necessarie a definire un Polo Turistico Locale per omogeneità territoriale. Chi meglio di chi lavora nel turismo sa che cosa può stare insieme e cosa no?

Arrivando poi ai vantaggi per l’Irpinia: è una legge che ancora una volta non ne porta. Non ho letto in nessun comma di “turismo rurale” come invece da più parti si dice. Non vengono classificati i differenti tipi di turismo e soprattuto non vengono definite le priorità regionali in questo senso. La legge non ci dice ancora su quale turismo la nostra regione vuole puntare. In particolare per l’Irpinia invece, in merito al turismo rurale, sembra molto più adatta la legge sui distretti rurali (n°20 dell’8 agosto 2014).
Infine ritengo che sia troppo generica la copertura finanziaria. Chi aiuta i comuni a fare tutto quello che è previsto per loro nell’art. 5 (istituzione uffici di informazione turistica, armonizzazione dei servizi, promozione del PTL, ecc…)? Sembra essere una legge a costo zero per le Regione visto che non prevede nessuna copertura di tipo finanziario per nessuno degli elementi che prevede se non un troppo generico rimando alle disponibilità di fondi della comunità europea e alle disponibilità annuali in seno al governo centrale, alla regione e alla provincia, nonché alle risorse già previste per le Proloco (esigue) e per il funzionamento dell’Agenzia Regionale. Saranno i Comuni quindi a dover ricercare tutte le risorse necessarie per istituire i mantenere i SIAT? I PTL come potranno funzionare senza risorse economiche? Attendiamo ora i regolamenti attuativi e speriamo in qualche risorsa in più. Altrimenti la legge non avrà la forza necessaria a far ripartire il turismo campano.