sabato 18 ottobre 2014

Perché il concetto di "smart" può salvare le aree interne, e svilupparle.

In inglese il termine “smart” significa intelligente e sembra che abbia già detto tutto. Oggi lo usiamo, spesso, per indicare tutto quello che è legato alla tecnologia e alla digitalizzazione e precede tutti i settori a cui poi si riferisce.
Smartinnovation, smartcity, smartourism, smartrural e così via.

Concretamente però quali possono essere i benefici che l’applicazione del concetto di smart può portare a delle aree che non vivono a diretto contatto con i grandi centri e con i luoghi dove lo “smart” si sviluppa?
La risposta probabilmente è anche semplice: le aree interne sono il luogo dove il concetto di “smart” può trovare più ampia applicazione. Infatti sono quelle aree che hanno tanti settori che oggi non conoscono l'innovazione, la digitalizzazione e che entrerebbero in contatto con un mondo attualmente sconosciuto sia in termini di vantaggi operativi che di ritorni economici. E allora è arrivato il tempo di investire concretamente nell’attuazione del concetto a tutte le aree interne, anche all’Irpinia e l’opportunità è concreta e presente. In Europa esiste qualcosa chiamata Agenda Digitale che nella nuova programmazione 2014-2020 dovrà trovare la sua massima espressione, e soprattutto la sua massima fonte di finanziamento. Presentata dalla Commissione europea è una delle sette iniziative faro della strategia Europa 2020, che fissa obiettivi per la crescita nell’Unione europea (UE) da raggiungere in differenti settori:
1. Identità digitale e servizi innovativi per i cittadini: carta di identità e tessera sanitaria elettronica; anagrafe unificata, archivio delle strade, domicilio digitale e posta elettronica certificata obbligatoria per le imprese.
2. Amministrazione digitale: dati e informazioni in formato aperto e accessibile compresi quelli della pubblica amministrazione, biglietti di viaggio elettronici, sistemi digitali per l’acquisto di beni e servizi, trasmissione obbligatoria dei documenti via Internet.
3. Servizi e innovazioni per favorire l’istruzione digitale: certificati e fascicoli elettronici nelle università, testi scolastici digitali.
4. Misure per la sanità digitale: fascicoli sanitari elettronici, prescrizioni mediche digitali.
5. Forte impulso per la banda larga e ultralarga.
6. Moneta e fatturazione elettronica: pagamenti elettronici anche per le pubbliche amministrazioni, utilizzo della moneta elettronica.
7. Giustizia digitale: notifiche e biglietti di cancelleria dei tribunali per via elettronica, modifiche alla legge fallimentare per procedere in via telematica, ricerca e incentivi per società attive nelle nuove tecnologie.

Tutti i comuni, e questo pochi lo sanno, saranno chiamati a redigere una propria agenda digitale (le agende digitali locali) che sarà, molto probabilmente, elemento di eleggibilità delle progettazioni e motivo di esclusione nel caso di assenza delle stesse nelle PA.
Inoltre, tutti i programmi comunitari, in qualsiasi settore, avranno una predilezione per le progettazioni che parleranno e si occuperanno di digitale e smart, e dunque non si potrà non programmare in tal senso.
Ed ecco dunque l’opportunità: la redazione delle Agende Digitali per i Comuni.
I Comuni dovranno necessariamente spingersi verso un mondo più digitale in tutti i campi di intervento e avranno la possibilità di programmare uno sviluppo intorno a questo concetto, dovranno farlo se vorranno accedere a maggiori fondi comunitari.
E allora cogliamo la palla al balzo e iniziamo a giocare in anticipo su questi temi?
Facciamo in modo che queste aree interne diventino smart e fucine di idee innovative in tutti i settori e sopratutto nei settori turismo e agroalimentare, che colgano le opportunità europee?
Iniziamo a parlare seriamente di smartrural contrapposto alle smartcity?
Come?
-  diffondiamo la banda larga e mettiamo i giovani nelle condizioni di poter lavorare anche dalle aree interne collegati ad internet;
- creiamo spazi di co-working e co-living, dove le persone possano usufruire di spazi e attrezzature e possano sviluppare idee e progetti;
- incentiviamo gli incubatoti d’impresa, forniamo ai giovani gli strumenti per realizzare progetti;
- sfruttiamo le nuove tecnologie per fare rete, le distanze ad oggi non sono più un problema (smettiamola di dire che siamo lontani e non possiamo partecipare);
- mettiamo al centro i cittadini e le loro proposte per il territorio, mettiamoli in rete e facciamoli partecipare, basta con i piani calati dall'alto;
- opendata, facciamo si che i dati siano liberi, che tutti possano averne accesso;
- iniziamo ad applicare lo smart all’agricoltura, al turismo, soprattuto alle caratteristiche delle aree interne e convertiamo il tutto in ritorni economici.

Rendiamo il vivere nelle aree interne non più un problema, ma un’opportunità, avviciniamole ai cambiamenti che il mondo offre cogliendo tutto ciò che la nuova programmazione europea prevede in termini di digitale e smart. Chi c'è per la sfida?

martedì 7 ottobre 2014

Hashtag che parlano di Regioni, di emozioni e luoghi. E le promuovono gratis.


Pensare a Twitter legato alla promozione turistica dei territori viene spesso automatico e naturale per chi lavora nel marketing turistico, ma nel concreto agli operatori è necessario presentare delle azioni e degli strumenti che permettano di rendere concreta qualsiasi strategia teorica.
In questo settore è la sperimentazione e la fantasia a farla da padrona e validi strumenti spesso nascono soli dal basso, rendono tutto straordinariamente efficace e semplice proprio grazie a idee e attività che hanno costo zero, da cui prendere spunto per strategie più complesse e articolate.
E’ il caso, ad esempio, di alcuni hashtag che sono nati spontaneamente sulla piattaforma per individuare caratteristiche, peculiarità, piatti e luoghi di alcune Regioni italiane.
Sono hashtag che non solo raccontano territori ed in particolare Regioni, ma che rappresentano degli stati d’animo, il senso di appartenenza alla terra e a tutto quello che essa rappresenta.
Sono twett che sanno un po’ di “saudade” brasiliana e un po’ di promozione del territorio.
E’ cosi che se ricerchiamo #sardolicesimo, #campaniafelix, #liguritudine, #sicilianismo abbiamo una carrellata di immagini, piatti e emozioni delle Regioni in questione, turisticamente parlando e non.
A lanciare per primo una di queste “malattie” è stato il guru di Twitter @insopportabile con il suo #sardolicesimo.
Da tempo ci mostra bellezze e particolarità del territorio sardo che lui, tra l’altro, racconta divinamente facendotene innamorare attraverso semplici tweet.
In scia è nato un vero e proprio movimento di #hashtag che raccontano particolarità di varie regioni italiane attraverso differenti profili che li usano classificando in maniera ottimale tutto ciò che queste regioni posseggono e che hanno un elevato potenziale turistico.

Da #liguritudine quindi riesci a sapere degli stupendi tramonti liguri raccontati ad esempio da @bagniinvirginia












o dei tanti dolci siciliani proposti da @Mrita_p.













Particolare poi è il caso della Regione Campania dove per scegliere l’hashtag si è ricorsi addirittura ad una votazione online che ha sancito la vittoria di #campaniafelix - l’hashtag partecipato -  come definito da @svoltarock (raccontato in questo Storify).
Sono piccoli passi che contribuiscono a portare la nostra Italia fuori dai confini grazie alla rete, a Twitter e a tutti i suoi contributori perché non c’è modo migliore di promuovere il nostro territorio se non grazie a chi il territorio lo vive, lo conosce e magari lo ama.

Facciamo in modo che questi hashtag diventino 20 e promuovano la nostra bella Italia magari insieme coordinati da @Italiasocial?
Io ci proverei.