giovedì 14 gennaio 2016

La verità è che l’Irpinia non conosce cosa significhi turismo.

L’ultima vicenda che ha visto protagonista il piccolo borgo di Monteverde e il suo Sindaco sulla questione pale eoliche e “il turismo che non c’è”, come da lui definito, mi ha indotto a riflettere proprio su quest’ultimo punto.
Quella di Monteverde è una triste storia che coinvolge non solo questa piccola realtà, ma è una questione che può essere tranquillamente spostata di riflesso su tutta la provincia di Avellino da Taurasi a Caposele, da Calitri a Montoro.
Le pale eoliche del Formicoso.
La storia della nostra terra è sempre la stessa ed è fatta di scelte: scegliere il presente (e i soldi delle multinazionali che inquinano terre e paesaggi) o il futuro, basato su un’economia che sia davvero turistica (o magari anche altra).
Di storie come questa l’Irpinia ne è tristemente piena: Caposele e la Pavoncelli bis, Conza della Campania e il suo invaso, l'Alta Irpinia e le trivellazioni.
Il principale problema a mio avviso è che non si conosce cosa sia il turismo e quali siano in realtà le sue reali potenzialità.
Il turismo, per fortuna, è una cultura e un fenomeno che vanno inseguiti, curati e realizzati negli anni (10- 20 anni) con costanza e insistenza perché possano portare dei veri risultati in termini di occupazione, sviluppo, crescita.
Un fenomeno molto complesso che include al suo interno tutti i settori, dal trasporto alla formazione, dai lavori pubblici ai servizi sanitari.
Un settore talmente delicato che non può essere approcciato con superficialità ma che necessita di decisioni, obiettivi e azioni mirate volte a costruire un sistema che possa attirare chi, sulla spinta di una motivazione forte, sia disposto ad acquistare e spendere tempo libero per il prodotto “Irpinia” e non solo per i singoli eventi, i prodotti tipici o i borghi in essa presenti.
L'invaso di Conza della Campania (AV)
L’inseguimento di questo sogno è però incompatibile con la politica e la cronica necessità del consenso ricercato dagli amministratori, facilmente raggiungibile attraverso “i ristori economici” delle pale eoliche, delle convenzioni sull’acqua, dagli accordi con le multinazionali.
L’impressione che ho è che l’Irpinia non abbia tutto questo tempo per divenire realmente turistica. Soprattutto penso che non possa diventarlo perché condizionata dalla fretta del consenso e dalla necessità di portare risultati immediati frutto di una mentalità che la nostra terra è abituata da decenni ad avere, legata ad un clientelismo del chiedi/hai.
Il turismo non è e non può essere immediato. Il turismo si costruisce con le idee e i progetti, con la testardaggine. 
Un destinazione turistica (non un solo comune) si crea costruendo dapprima i servizi per i cittadini, essenziali anche per i turisti, tutelando il territorio e le specificità dello stesso, fornendo e incentivando la costruzione di servizi turistici pubblici e privati, garantendo trasporti e, infine, promuovendo bene il tutto.
In fondo passaggi semplici e allo stesso tempo difficili perché trasversali nei settori, ovvi nella realizzazione, impossibili nei fatti.
Il cantiere Pavoncelli Bis di Caposele (AV).
L’Irpinia oggi è questa terra di contraddizioni dove il turismo vive a sprazzi e non riesce ancora a convincere realmente i politici, gli abitanti e gli imprenditori della necessità di porsi un reale obiettivo di territorio da qui a 20 anni e di costruire nel tempo le azioni necessarie per raggiungere tale obiettivo.
E se pensiamo solo al denaro nelle casse dei comuni oggi, questo obiettivo turistico per il domani non lo raggiungeremo mai anche se, puntualmente, ogni candidato di turno ce lo proporrà come soluzione.

A quel punto avrà ragione il Sindaco di Monteverde, che almeno smette di dire che il turismo è una potenzialità ammettendo che non esiste.