giovedì 19 maggio 2016

Borgo di Quaglietta, ecco i miei (modesti) piani di gestione e marketing.

Non ho resistito e l'ho fatto, ho presentato la manifestazione di interesse per la gestione del Borgo di Quaglietta, anche se le richieste economiche fatte sono impossibili.

L'ho fatto perché è necessario, secondo me, portare al tavolo l'Amministrazione Comunale e farle capire che quei termini non sono giusti, non sono giusti per i giovani, per la Valle del Sele e per la comunità di Calabritto e Quaglietta, che lo sviluppo non si fa così.

Quel Borgo deve vivere e funzionare bene perché se così fosse ci sarà lavoro e prospettiva per un interno territorio e ora con queste condizioni tutti gli imprenditori probabilmente falliranno.
L'ho fatto per cercare di far capire che una possibilità c'è ed è legata al territorio, alle sue competenze e professionalità, alla sua passione, alla fiducia che i politici devono concedergli.
Solo con queste caratteristiche ci potrà essere un vero Albergo Diffuso e questi sono i documenti che dimostrano come può essere possibile.
Proviamo a metterci in gioco cari Amministratori, proviamo a non basare il tutto sui soldi e le casse Comunali da rinforzare, proviamo a sfruttare bene questa (ultimissima) opportunità.
Del resto ho già discusso e scritto, ora l'ho trasmesso con atti ufficiali al Comune attraverso il piano di gestione e marketing richiesti dalla manifestazione.

Eccoli qua:
Piano di gestione
Piano di marketing

A voi la parola.

venerdì 6 maggio 2016

Hanno fatto il Borgo di Quaglietta, ora ci vuole il visionario che lo gestisca (ecco perché).

C’è sempre difficoltà e manca la mentalità giusta per capire che nel turismo vanno investite risorse, tempi e soprattutto progetti, non spolpati vivi i territori pur di campare.

A Calabritto, con il Borgo di Quaglietta, sono nella medesima situazione.
I tempi sono stati accelerati tantissimo e sono felice di poter leggere che il Comune ha, in seguito all’inaugurazione dello scorso 30 aprile, aperto una manifestazione di interesse per la gestione nei confronti di persone fisiche o associazioni no profit a condizioni, a mio parere, proibitive per qualsiasi organismo.

La manifestazione di interesse, infatti, mette in evidenza come chi gestirà il borgo dovrà farlo a queste condizioni:
- Effettuare a proprie spese i necessari interventi finalizzati all'ottenimento delle certificazioni di legge, in primis il Certificato di Agibilità;
- Completare a proprie spese la manutenzione di n. 59 alloggi nel rispetto dei requisiti minimi obbligatori previsti dalla vigente legislazione turistica regionale per la classificazione dell'Albergo Diffuso nel livello "3 Stelle” per una cifra pari a Euro 450.345,05 iva esclusa, da completare in 36/48 mesi (interventi e arredi che poi diverranno di proprietà del Comune);
- Canone di affitto annuo di min. 50.000 euro (base d’asta, per cui potrebbe aumentare) da cui però sottrarre le spese di manutenzione effettuate ma versando comunque, annualmente almeno 12.500 euro da corrispondere al Comune.

Condizioni che denotano alcune cose:
 1. Il Borgo non è stato inaugurato, ma ne è stata inaugurata solo una parte (21 alloggi su 59);
 2. L’Ente ha poca intenzione di affidare la gestione ai giovani, alle imprese locali e in generale favorire la comunità di Calabritto e Quaglietta;
 3. Non saranno previste premialità particolari per chi rende il Borgo un vero Albergo Diffuso;
 4. Non saranno inserite delle clausole che spingano a ripopolare il borgo con elementi caratterizzanti della comunità, cosa che costruisce di fatto un albergo diffuso;
 5. La gestione che vedremo sarà un albergo dentro un borgo, che di diffuso avrà solo la struttura;
 6. Nessun particolare ritorno per il territorio, molto probabilmente non ci saranno imprenditori del posto disposti a prendersi un tale rischio economico senza adeguate garanzie (almeno in termini di tempi di gestione).

Le condizioni dettate infatti richiedono la presenza di una grande società con grandi capitali e una grande forza alle spalle, non sicuramente una cooperativa di giovani o peggio, un’associazione non profit come recita la manifestazione.
Infatti, facendo una semplice proiezione dei costi/ricavi a 48 mesi (tempo max previsto per la ristrutturazione) e considerando che ad oggi sono solo 21 su 80 alloggi disponibili, la situazione è molto complessa.

Pensiamo, ottimisticamente, di riuscire a mettere in moto il primo anno i 21 alloggi già disponibili, e di arrivare a ristrutturarli tutti al quarto anno con una messa a regime di circa 20 alloggi annui. In tali condizioni il Borgo dovrebbe ospitare, per rendere la sua gestione sostenibile, intorno alle 30.000 presenze annue, vale a dire, circa il 20% delle presenze turistiche di tutta la Provincia di Avellino (173.417 nel 2014, cfrt. dati Camera di Commercio) pari ad un numero maggiore di presenze di tutto il comprensorio del Lago Laceno (25.460 Dati Sviluppo Italia 2004). E questo fin da subito.
Difficile se non impossibile per una struttura che si appresta a partire ora e considerando che le presenze in provincia di Avellino hanno una tendenza a scendere del 15% annuo (dati Camera di Commercio, 2014).

Le mie domande, a questo punto sono:
- in che modo si intende coinvolgere la comunità di Quaglietta per far si che sia davvero un albergo diffuso?
- esiste un’impresa o un giovane irpino che possa investire tutti questi denari in un’attività che di fatto non esiste e che è da far partire da zero?
- vengono chiesti tutti questi sacrifici, ma 9 anni di concessione non sono pochi a fronte di tutte queste richieste?
- dov’è il ruolo del pubblico, riscuote soltanto?

L’impressione che ho è che non si abbia la minima idea di come un’impresa turistica sia complessa e di come l’ospitalità sia difficile, ma che si voglia fare cassa subito su un bene che, nelle condizioni attuali, non è in grado di generare un’attività economica sostenibile.

Ci vorrebbe un piano almeno decennale con al centro il territorio come ho già detto 4 anni fa qui.

Peccato.
Mi auguro che venga fuori comunque un visionario capace di credere in un’impresa del genere (secondo me impossibile per qualsiasi giovane del territorio, se pur ambizioso) ma soprattutto con il capitale richiesto necessario (e forse un londinese o americano a Calabritto lo trovano).
Oppure mi auguro che gli Amministratori si riprendano dai fumi della campagna elettorale.

In bocca al lupo (all’Alta Valle del Sele).

P.s. La manifestazione di interesse è disponibile sul sito del Comune di Calabritto e la scadenza è il 19 Maggio 2016.

martedì 3 maggio 2016

Perchè l'Irpinia forse ce la può fare (turisticamente parlando).

Quello che stiamo vivendo è un momento di campagna elettorale e capisco perfettamente che le inaugurazioni in pompa magna, come quella del Borgo di Quaglietta, siano la normalità e che il turismo sia la parola più utilizzata nei comuni che si apprestano a votare, ma suggerisco ai candidati di guardare alcuni dati perché oggi la verità è una sola, aldilà di facili discorsi: Avellino e l'Irpinia, turisticamente parlando, non esistono.

Analizzando i dati sul rapporto del turismo 2016 appena diffuso da Unicredit ciò è evidente.
Avellino presenta solo lo 0,9% delle presenze della Regione Campania di fronte al 64,2% della Provincia di Napoli e al 30,3% di Salerno.
Fonte: Unicredit, Rapporto sul Turismo 2016.
Ciò significa che i turisti (quelli veri che rimangono sul territorio per almeno 24h dormendo in una località, NON gli escursionisti mordi e fuggi) non ci sono e bisognerebbe chiedersi come mai questa percentuale, nonostante i proclami e i fondi a pioggia sugli eventi e su altro, non aumentino.
Una delle prime cause è sicuramente la mancanza di servizi turistici sul territorio dove i famosi agriturismi, quelli che pensiamo siano la maggior parte delle strutture turistiche esistenti in provincia, sono solo il 3,5% della ricettività totale regionale.

Fonte: Unicredit, Rapporto sul Turismo 2016.
I servizi per i turisti in provincia di Avellino non ci sono e probabilmente il primo punto su cui iniziare a battere seriamente è proprio quello: aumentare la capacità ricettiva dell'Irpinia e il numero di servizi incoming della stessa (guide autorizzate, accompagnatori turistici, trasporti, trekking, escursioni, ecc), puntando ad aumentare il tasso di occupazione medio delle strutture ricettive, il solo modo per generare economia e posti di lavoro.

Una speranza e una prospettiva c'è infatti ed è molto chiara. Lo stesso rapporto sottolinea come la tendenza dei nuovi turisti sia quella legata a “esperienze di immersione nella comunità ospitante" dove "il viaggiatore contemporaneo ricerca sempre più delle esperienze calibrate sulle proprie esigenze e passioni e sul proprio stile di vita, dunque non massificate e standardizzate".
L’Irpinia dunque abbandoni l’idea del turismo di massa e fatta dei grandi numeri, quella del “trasciniamo” i turisti della costa, anche perché chi va in costiera non vuole venire in Irpinia, altrimenti ci verrebbe direttamente.

Tornando alle prospettive, il rapporto sottolinea come le tre categorie di turisti che crescono di più sono quelle legate agli agriturismi con più di 11 milioni di presenze e oltre il 57% di stranieri (il 57%!), e una crescita pari al 20% negli ultimi anni.
Fonte: Unicredit, Rapporto sul Turismo 2016.
A seguire c'è il turismo enogastronomico che è molto apprezzato dai turisti stranieri (85% si dice molto soddisfatto dall'esperienza enogastronomica italiana), che spesso sfocia in un acquisto di un prodotto enogastronomico (85% dei casi) che crea economia collaterale al turismo.
Infine si evidenzia una tendenza nel turismo montano, quello amato particolarmente da tedeschi e austriaci, dove la riformulazione dell'offerta turistica in chiave sportiva (trekking, bike, escursionismo) rispetto al turismo legato alla neve, deve diventare l'obiettivo del futuro.

Ed è in questi trend che l'Irpinia deve inserirsi, affidandosi a questi dati.

C'è bisogno sempre più di investimenti in servizi turistici a tutti i livelli, di veri alberghi diffusi, di comunità che accolgono e propongo vita locale con enogastronomia d’eccellenza, che offrono esperienze non di massa ma lente, autentiche e fortemente legate alle esigenze del turista, abbandonando l'idea che il turismo vero è solo quello numeroso.
I turisti veri che l'Irpinia deve ricercare non sono quelli attuali, sono quelli (di minor numero) che il futuro ci sta riservando, quelli che vogliono l'autenticità, quella che non si può ottenere con i grandi numeri: la speranza risiede in questa autenticità che bisogna preservare e vendere.

C'è bisogno di questo affiancato alla costruzione di destinazioni turistiche che speriamo possano partire al più presto quando la Regione deciderà di dare finalmente attuazione alla nuova legge regionale sul turismo approvata nell'agosto 2014 e deciderà, attraverso i Poli Turistici Locali, di dare la parola ai territori permettendo loro di arrivare a costruire un'offerta turistica degna di tal nome, capace di far aumentare le presenze e generare economia.

C'è bisogno di tutelare il territorio sotto tutti i punti di vista:dal rischio trivelle all'eolico selvaggio fino all'intramontabile rischio discariche.

Saremo capaci di capirlo e lo sentiremo da un palco? Magari con i dati alla mano si.

Panoramica dal Borgo di Quaglietta.